venerdì 13 aprile 2007

La maschera trasparente

Scrivo di getto oggi (non penserete davvero che di solito riesca a buttare giù i post in ufficio, soprattutto quelli più lunghi? Vorrebbe dire che non lavoro mai, e vorrebbe dire che ho una grande dimestichezza con la scrittura. E purtroppo non è così).

E oggi vi chiedo una cosa, scusate. A chi mi risponde la maglietta di cui nei commenti al post precedente (a proposito, che bello avere dei commentatori che battibeccano per me, mi sento tanto una dama del '800. Lanciate il guanto di sfida, o cavalieri, e si dia inizio al duello).

Quello che vi chiedo è: voi ci riuscite a lasciare le questioni personali a casa?
No, perchè io no.
Soprattutto se la bomba deflagra alle 9 del mattino. Appena messo piede in ufficio. E ti ritrovi a bisbigliare al telefono accanto ai colleghi che tirano le orecchie per capire cosa è successo. Umana curiosità, anche io lo farei.

E così mi aggiro per i corridoi come uno zombie. Oggi no, la faccia impiegatizia no, quella che è tutto ok sono allineato sono parte del gruppo, no. Oggi la maschera non sta al suo posto. L'elastico è lento. La maschera cade.
Oggi maschera trasparente, oggi quello che è dentro esce. E chi se ne frega. Oggi rivoluzione sociale 2.0. Oggi si scopre che anche gli impiegati hanno una vita dopo il lavoro. Oggi la verità esce fuori: il Re è Nudo. Oggi anche gli impiegati hanno un cuore. Oggi c'è qualcosa che si agita. Oggi corso di sopravvivenza alla vita. Si fa pratica davanti al PC e lungo i corridoi. Oggi avrei voglia di parlar con tutti, anche con gli operai. Forse loro avrebbero una risposta. Oggi il telefono suona e ci si chiude in uno sgabuzzino per parlare. Oggi vorrei che fossero già le 6. Oggi non ci sto proprio dentro. Oggi vedo labbra che si muovono ma non afferro le parole. Oggi avrei voglia di sollevare estintori per 8 ore, anzichè battere i tasti sul computer. Oggi ho la forza di un leone. Oggi capisco che è tutta fuffa qui intorno.

E oggi c'è qualcuno che ha fatto una scelta. In bocca al lupo a te. Anzi, tanta merda, come si dice in teatro. Chi è di scena. O chi è di schiena, come si dice scherzando in teatro. Ah, ah. Risolini agitati. Un ultimo respiro. E che si apra il sipario.

Ogni tanto capita che la Natura si imponga anche sui lavori Contronatura. E la sua forza è prorompente. Non è il caso di opporsi.

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Di Tengi |

15 Commenti:

  Alle 11:23 AM Blogger Captain's Charisma ha fatto una pausa per dire:
Ti dirò, dipende, se la cosa è seria allora non se ne parla, ma se è di poco conto ci provo...un bacione
  Alle 11:40 AM Anonymous Fede ha fatto una pausa per dire:
Un post davvero toccante. Un vero peccato che non tutti quelli che leggerano potranno percepire il motivo che lo partorisce.
  Alle 12:19 PM Anonymous Mitì ha fatto una pausa per dire:
Infatti percepisco poco, tranne che sei agitata e triste...:-*
  Alle 12:22 PM Anonymous d. ha fatto una pausa per dire:
lascia perdere. non ci pensare. se ci vai in loop è la fine. stacca. provaci. fatti forza e ricordati che puoi contare sulle persone che sai che ti capiscono e che ti sono comunque vicine (di spirito soltanto qualcuna). ah un consiglio, sfogati, fà un gran bene. baci

d.
  Alle 12:35 PM Anonymous imprecario ha fatto una pausa per dire:
Il guaio di quando porti i problemi di casa in ufficio è che poi fai anche il contrario e cioè tendi a portarti i problemi lavorativi a casa in un crescendo di problemi e di luoghi che finiscono per diventare in praticabili. La soluzione: licenziarsi e scappare di casa! non avendo più un posto dove portare i problemi saranno essi stessi che ti abbandoneranno per cercarselo da soli ;)
  Alle 12:56 PM Anonymous sore ha fatto una pausa per dire:
"Oggi ho la forza di un leone".

Non direi ...
Mi sembri sul disperatino andante ;-)

Mollata ?

Speriamo di no : altrimenti un altro cuore infranto che ingrossa la fila degli happy hour :-)

Comunque sia sfogati ... starai meglio.
  Alle 1:41 PM Anonymous maldive ha fatto una pausa per dire:
D'accordo con Robba. se sono cosa importanti è impossibile lasciarle fuori dalla porta dell'ufficio, ma sarebbe meglio riuscire a tenere separae vita professionale e privata

(Ps c'è sempre il bagno per andare a piangerci!)
  Alle 2:18 PM Anonymous Anonimo ha fatto una pausa per dire:
Tengi, ricorda, piccole donne crescono...
Così come me avrei una buona scusa per volare là...

LaVale
  Alle 2:36 PM Anonymous Silviettina ha fatto una pausa per dire:
l'ideale sarebbe non mescolare privato e lavoro, ma a meno di essere schizofrenici la cosa mi sembra un tantinello difficile... in bocca al lupo!
  Alle 2:41 PM Anonymous Annalisa ha fatto una pausa per dire:
Credo contino i luoghi e i tempi: se ti e' scoppiato tutto in mano alle nove, in ufficio... difficilissimo riprendersi in tempo.
Magari bastava una manciata di minuti, e a casa: magari allora l'ufficio poteva sembrare il luogo dove (per forza) potevi metterti la maschera *dovuta* e fingere di dimenticare fino alle sei. E poi, siccome fingere alle volte ti confonde le idee, magari poteva capitare che, per un po', dimenticassi davvero.
Il rischio? Di un soprassalto di coscienza, e un precipitare improvviso della maschera, proprio quando stai parlando di una questione *importantissima* con un collega, o con il capo.
E allora avresti comunque ripreso a bruciare fino alle sei.
In alto il cuore, eh?
  Alle 2:46 PM Anonymous TheFonz ha fatto una pausa per dire:
Io le questioni personali me le porto sempre dietro.....nel bene e nel male....
In bocca al lupo....
  Alle 3:56 PM Anonymous Anonimo ha fatto una pausa per dire:
Questioni di cuore? fatti tuoi!
Comunque sia bel post uno dei più coinvolgenti che ho letto finora, ti leggo da un pò e mi diverte il modo che usi per raccontare la triste vita dell'impiegato.Forse perchè anche io lo sono!
Vita personale? sempre appresso a me e sempre stampata sulla mia faccia, non è professionale? chi se ne frega non riesco e non voglio fare diversamente!
  Alle 3:25 AM Blogger Marci ha fatto una pausa per dire:
Tengi cara, le scelte degli altri non sempre ben si conciliano con quello che ci aspetteremmo da loro, soprattutto se a farle è qualcuno della famiglia, come mi sembra di intuire dal tuo post. Bisogna avere la forza di lasciarli andare, anche se bisognerebbe chiedersi anche dove trovarla tutta per farlo. A volte è solo l'idea della loro mancanza che ci fa sentire di dire "No, tu non vai!" A volte è solo il nostro egosimo. Altre, invece, è la preoccupazione per quello che sarà di loro. E di noi senza di loro. Ma per tutte queste cose c'è sempre il calore che da lontano puoi fargli sentire. Ed è questa la cosa più importante. In ogni modo, non saranno sicuramente due semplici parole a farti tornare il sorriso, quindi, da lontano, spero che tu possa almeno percepire la sensazione che ti sono vicino. Lo dico anche questa volta, perché so che ti dà la carica ... Enjoy!
  Alle 11:59 AM Blogger La F®anca ha fatto una pausa per dire:
Tenere lavoro e affari personali separati!? Ma quando mai! i miei casini me li porto ovunque, anzi, spesso i casini lavorativi influenzano quelli affettivi e viceversa! Un macello! Al lavoro piango davanti al monitor per una delusione e al telefono mando a cagare i miei amici per colpa delle urgenze lavorative... sarà per questo che mi avvicino ai trenta e ancora non ho una vita sociale che si possa definire tale!? :S Ah se dovessi mai vincere la maglietta Tengi, è possibile cambiare il regalo con un reggiseno imbottito, sai di magliette ne ho a centinaia ma mi mancano le tette! :)
  Alle 5:54 PM Anonymous Annalisa ha fatto una pausa per dire:
Chi troppo e chi niente :-(