venerdì 16 maggio 2008

Ken Park

Per chi ne ha voglia, altre due chiacchere su un'altra pellicola per la rubrica sui film osé.
Dopo il Rocco nazionale, è la volta degli adolescenti di Larry Clark.
Ken Park [2002]

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mercoledì 14 maggio 2008

Apocalisse di Giovanni

Dopo una necessaria fase di rodaggio iniziale, e una non meno doverosa fase di transfer ("sono triste? lui mi consola. sono felice? glielo racconto. patisco? lui lo sa. vado in bagno? non glielo nascondo"), posso dire di aver finalmente instaurato col mio blog un rapporto sano e spontaneo.
Scrivo quando mi va e non per obbligo. Lo lascio languire per intere giornate, per poi ripigliarlo per i capelli a notte fonda. Quando mi annoio, medito serenamente di chiuderlo immaginando un universo alternativo in cui Internet muore e nessuno va al suo funerale. Leggo i commenti e me li gusto. C'è un mondo dietro. Mi sollazzo del plauso degli affezionati così come dei nuovi lettori. Mi esalto, mi avvilisco. Vivo, insomma. Anche qui.
Son lontani i tempi cupi delle statistiche, dei due tre meme idioti in cui sono incappata mio malgrado (ero giovane e inesperta). Son lontani i garini, i manini, i primini della classe. E chissenfrega degli accessi, delle numero di visite (che quando sono troppe, è tutta gente che si presenta a mani vuote, tanto per leggere qualcosa mentre si scaccola e al termine tirare un rutto), chissenefrega dei visitatori ("ma sono unici? se non sono unici non conta, cazzo!"). Mi importa una sega, ché certe volte quello che conta è sbronzarsi e per sbronzarsi bastano quattro gatti. Ogni tanto sparo anche quattro cazzate nella Web Radio della Blogosfera. Sotto pseudonimo, per dire quello che mi importa (non della radio, ma di far sapere che sono Io, La Tengi, quella che parla. Che poi Io chi? Io come? Io quale?).
Insomma. Passata la fase bipolare, posso dire di essere serena.
Serena, appagata, felice.
Tutto è compiuto.
Per sempre.

Ma ora.
Chi cazzo è che mi ha detto che sta per tornare Blogbabel?!?

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lunedì 12 maggio 2008

Iron Man

Pezzi d'Ufficio porta bene!
E fu così che l'anonimo commentatore meglio noto come Don Cosciotte, intervenuto polemicamente su un mio post, tanto da meritarsi un'apparizione a solo sul blog, è stato notato dall'esimio rettore dell'area cinema di Mentelocale, e oggi è con me nella rubrica "Visto da Lei, visto da Lui", che potete leggere qui.
Voci di corridoio sostengono che don Cosciotte, dietro richieste di donne scatenate che gli vogliono fare la pelle, sarà presente alla prossima Girl Geek Dinner.
... ah, dimenticavo, abbiamo visto Iron Man. Vabbè.

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venerdì 9 maggio 2008

A buon rendere

Tra poco ci saranno delle premiazioni.
Primo secondo e terzo classificato, con ricchi premi e cotillon.
E se è vero che "a questo successo hai contribuito anche tu", se è vero che qualcuno un giorno ti disse che ci sarebbe stato qualcosa anche per te, è anche vero che non hai avuto bisogno di particolari promesse per darti da fare. Progettare, pianificare, proporre, esporre, e accettare di buon grado i costruttivi suggerimenti dei rompicoglioni. E rivedere, modificare, aggiornare, coinvolgere e spiegare. E poi rispiegare daccapo, per l'ennesima volta, perché c'è sempre qualcuno che non capisce.
Ora però, anche se è vero che nessuno ti ha giurato nulla col sangue, qualcosa te lo aspetti ugualmente. Un po' come le storie di sesso, che prima ci si mette d'accordo che è solo una storia di sesso, che lo si fa solo per trombare, e poi non è mai così, poi finisce sempre che uno dei due si aspetta qualcosa. Anche solo un cinema il venerdì sera o un gelato, la domenica, al parco.
Muoiono così i migliori entusiasmi.
Muoiono nel modo peggiore, cadendo nell'oblio di chi per primo li provò.

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mercoledì 7 maggio 2008

Ufficio portinai

Ebbene sì, lo ammetto.

Il file scaricabile da EMule con le dichiarazioni dei redditi del 2005 dei contribuenti di Milano è arrivato anche sul mio PC.

Cioè, dai, ce l'ho qui. Che faccio? Non lo guardo?
...
Strabiliante. Nomi e cognomi, date di nascita. Cifre. Sbattute lì, così.
Il giochino d'ufficio di questi giorni è sbirciare e commentare. Prima i dirigenti, ovvio. Sui quali sono più le conferme delle sorprese. Dopodiché si passa ai livelli medi. E lì si che se ne vedono delle belle. Ci sono degli insospettabili: maglioni lisi, scarpe bozzate, dopobarba puzzolente, ma dichiarazione da urlo. E lì scatta il lutto dell'impiegato medio. Perché si può stare a parlare quanto si vuole di meriti e demeriti, ipotizzare aumenti e gratifiche, spizzare con invidia l'auto nuova fiammante o il palmare figo, ma quando carta canta, c'è poco da fare. Non resta che prendere atto e mettersela in saccoccia.

Per dire io mi farei del gran male a tirar fuori l'elenco della mia città natale e misurare cosa ne è accaduto dei miei ex compagni di liceo, per dire eh. Di quello bocciato tre volte, di quello che mi metteva le mani addosso, di quello che non si applicava, di quello secchione.
Non credo che lo farò: è primavera e non mi va di rovinarmi la tempesta ormonale con altri pensieri.

E' stato detto di tutto, sull'utilità vera o presunta di queste pubblicazioni. Non ho un'opinione precisa al riguardo, almeno se qualcuno non mi spiega prima in che cosa dovrebbe consistere il controllo tributario da parte dei cittadini.

Quello che è certo è che qui è la curiosità a farla da padrona. E l'invidia. O meglio, la necessità di conferme. La rassicurante consapevolezza che il capo dichiari un sacco di grana, che noi al contrario non si abbia manco li soldi per chiagnere, che lo stronzo del terzo piano è-un-lecchino-che-ha-fatto-carriera- grazie-agli-amici-del-padre e che la carognetta del secondo è-una-profumiera-che-l'ha-fatta-annusare-molto-bene-in-giro, vedi-quanti-soldi-si becca-per-non-fare-un-cazzo. Insomma, il pianerottolo dei piccoli. E ciò mi pare inconfutabile.

E come ogni balocco da portineria, presto arriva e presto finisce. E tra poco si parlerà d'altro.

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martedì 6 maggio 2008

Polemica!

Qui di seguito trovate la mail di un caro amico che mi ha scritto in risposta al post precedente..
Noto in essa un forse eccessivo livore, solo in parte giustificato dal mio post, che di fatto lasciava spazio ad una possibile apertura verso un mondo in cui non tutte le donne sono cloni della signorina Rottermeier a caccia di monelli da educare. La pubblico comunque con orgoglio, perché - se non si pensa che può corrispondere a verità - è molto divertente.
Io nel frattempo faccio la mia parte di donna im-perfetta, procurando di non abbandonare mai i gambaletti, di ubriacarmi sempre di più e in modo più molesto dei miei accompagnatori maschi, e di usare le canottiere fino allo sbrindellamento, le calze sino al logorìo, e i pantaloni sino allo sfiancamento del cavallo. E ci provassero a farmi cambiare.

"Ogni tanto, non sempre – lo ammetto – mi affaccio sul tuo blog come a una finestra sulla campagna senese, sicuro che una rondine mi accoglierà cinguettando. E invece stamattina mi sono imbattuto in un piccione con la cirrosi epatica. Di solito preparo le papille gustative ad assaporare il tuo blog hamburger, eppure, mimetizzato tra le salse, il cetriolino di oggi era stato forgiato a Murano da un mastro-vetraio no global. La domanda è: perché mi ostino a leggerti? Ma ad essere sinceri... la domanda è: che cosa stai dicendo Willis? Stamattina mi aspettavo il buon giorno da “Pezzi” e ho trovato un femmineo rutto all’arsenico.

Sarò sintetico: le donne nascono, crescono e vivono all’unico scopo di cambiare la realtà che le circonda. Dal contrassegno sul grembiule dell’asilo, all’uomo che diventerà il padre dei loro figli passando attraverso innumerevoli avvicendamenti nel reparto calzature (cambiano i colori, i materiali e la lunghezza del tacco ma la realtà è fatta di piccole dita cicciotte testa rossa perchèiovalgo). Fattene una ragione, Tengi. Le cose di cui parli sono tutte sensate, certo: l’abbigliamento, l’igiene, la capacità dell’homo erectus di sbucciare le mele... ma non è questo il punto. Non è questo che vi interessa (provo un adorabile prurito a generalizzare). Quello che volete è stravolgere il futile, per il puro gusto di farlo. Applicare a un essere umano (per carità, peloso e sudato, ma che ha pur sempre fatto le scuole) quella innata attitudine ossessivo/compulsiva che ti porta a cambiare 50 volte le tendine della cucina perché non si abbinano ai riflessi del soffritto.

‘O donna, sei un’amante dello sport, delle gite fuori porta, dei colori pastello? Sceglierai come compagno di vita un ingegnere informatico. Anzi di più: L’uomo che ha inventato la Playstation! E proverai a trasformarlo in un istruttore di sci alpino. Sei una giovane intellettuale, ricercatrice universitaria impegnata nel sociale? T’innamorerai alla follia di Lorenzo Lamas e lo costringerai a leggere un libro sulla desertificazione in India.

E’ così che ho perso gli uomini migliori della mia generazione. Quelli liberi... di non scegliere se essere vegetariani (a furia di bere sangue umano molte donne hanno perso il piacere della bistecca, di mucca). Quelli che arrivano alle feste scortati da un etilometro con la gonna (costretti a ripiegare sui fonzies - godisoloametà - mentre gli altri si bevono i freni inibitori). Quelli costretti all’IKEA durante l’ultima giornata di campionato, perché si sa... i colori migliori del verktig finiscono sempre prima (esatto, ho parlato di calcio... non cambierò mai..). E poi sì, sono uno di quegli amici maschi che vi detesta, o donne cambia-uomini, esseri diabolici tutte casa e Sex and the City. Io stasera non troverò nessuno per giocare a calcetto, ma voi vivrete i prossimi anni nell’illusione di essere riuscite a trasformare un tricheco mannaro in Terence di Candycandy.
Alla prima luna piena, chi riderà?

Firmato Don Cosciotte"

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domenica 4 maggio 2008

Estemporaneo

Scusate.
Ma chi l'ha detto che questa cosa che le donne dopo un po' che stanno insieme a un uomo iniziano a fare di tutto pur di cambiarlo sia una cosa brutta? Per dire, conosco uno che da quando sta con la sua morosa oltre a curarsi di più ha iniziato anche a vestirsi meglio, perché è lei che lo porta nei posti giusti e lo consiglia sugli acquisti da fare, con notevole guadagno del di lui aspetto. E un altro, sempre per fare un esempio, che ha imparato a lavarsi sempre, tutti i giorni, e non solo quando va agli allenamenti di basket, tanto più che era da un anno che aveva smesso di andarci e quindi anche di lavarsi, al che è subentrata lei che gli ha intimato che se non si lava non lo tocca neanche con un bastone, e così adesso lui è sempre tirato a lustro, con notevole sollievo delle di noi narici. Per non parlare di quell'altro che siccome la sua lei sta sistemando casa ha avuto modo di imparare molte cose, da appendere una mensola coi tasselli fino a veriniciare un serramento, e voglio sottolineare la preziosità di questa donna che gli ha insegnato un mestiere che nessuno fa più, tanto che lui volendo potrebbe licenziarsi dall'ufficio e fare i miliardi come idraulico o tapparellista. Poi si potrebbe parlare dell'amico che finalmente si è deciso ad andare a vivere da solo, grazie a lei che gli ha detto che non ne può più di trombare con sua madre nella stanza accanto e gli ha trovato subito un appartamento, che era di un amico di lei che aveva bisogno di affittarlo e così lei in un colpo solo ha aiutato due persone, e ditemi se è poco, e poi all'altro gli ha risolto un problema mica da ridere, che di 'sti tempi quando affitti una casa non sai mai chi ti capita. E insomma io sfido chiunque a non rendersi conto dell'estrema utilità delle donne e dei cambiamenti che apportano agli uomini incoraggiandoli ad avere abiti adatti, case accoglienti, cura della persona e adeguata alimentazione, nonché all'uso incredibile del sapone, alla scoperta del tronchesino per i piedi o della macchinetta che taglia i peli del naso. Perché questi uomini bisogna prima dirglielo e poi chiederlo gentilemente e poi ordinarglielo, finché non si convincono della bontà del suggerimento. E non significa essere rompicoglioni, è semplicemente avere la certezza di cosa è giusto e tanto senso dell'umorismo perché, dai, le basi! voglio dire, le basi cerchiamo di impararle, e che cavolo ci sono certi che non sanno che a tavola non si passa davanti col braccio al muso di chi sta di fianco, o non si rutta o non ci si stira, o la cosa dei gomiti che non si appoggiano o che non è saggio buttare in padella la bistecca con l'olio bollente e il fuoco al massimo che fa fffffffffssssss e sbroffi tutta la cucina e poi tanto si sa a chi tocca pulire. Perché noi lo sappiamo, eccome, che cosa è meglio. E loro non lo sanno, no. Non è così difficile. Voglio dire, quando siamo noi alla guida di un'auto è tutto un Fai così Fai cosà, Svolta di qua Cretinetti e Lascia fare a me.
E allora o hai uno spiccato senso dell'umorismo e tanto amore e dedizione e ti ci butti a capofitto tu, donna, in quest'impresa disperata in cui nessuna madre o fidanzata o amica è riuscita e quasi la prendi come un sfida, col rischio di essere martirizzata dagli amici di lui che ti odiano perché lo hai cambiato, oppure li lasci cuocere nel loro brodo - senza sale - da maschioni e te ne impippi e fai come quella tipa che a tavola ruttava più forte di lui e ogni volta che si toglieva le scarpe lo faceva secco dalla puzza ma non prima di avergli esibito i gambaletti color carne. Adesso che ci penso aveva pure le mutande sbrindellate. Ma non so come sia finita. Chi lo sa, magari sono felici.

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domenica 27 aprile 2008

Addio al nubilato

Passata una certa età, gli uomini dovrebbero appendere le scarpette al chiodo. E non ballare più.
Non è possibile che una va a festeggiare e si trova a dover rimpianger di non essere rimasta a casa a fare la calza.
C'era questa coppia de dos amigos che si vedeva che erano usciti a caccia di gnocca. Uno se ne stava a fare tappezzeria, mentre l'altro si agitava morso dalla tarantola. E nel crescendo frenetico della musica si dava da fare con sto gioco di gambe che mio dio. Ogni tanto mi si accasciava sulla sedia in evidente debito d'ossigeno. L'amico continuava a fare la salma. E entrambi puntavano le due sgallettate che ballavano di fianco a loro. Una alta ma con più anni di quelli che vorrebbe far credere, però dal fisico invidiabile, però ritoccata in faccia, insomma nel complesso meglio di me che ho dieci anni in meno. Tuttavia si vedeva lontano un chilometro che aveva scritto in faccia "son venuta qui solo per ballare con la mia amica, che siamo delle pazze". E infatti ballavano e sudavano come due lottatori, c'è da rendergliene merito. E han distribuito più due di picche loro in una sera che io nella mia vita sin qui.
Nel frattempo in sto posto dimenticato da dio e dagli uomini c'erano almeno altri tre addii al nubilato. Una tipa indossava un velo da sposa ormai sfilacciato con in cima un cazzetto di gomma bello vispo e svettante verso il cielo. Il cazzetto non glielo invidiavo, ma il doppio giro di cocarum che ha offerto al suo tavolo verso le due, quello sì. Io stavo al desco delle astemie.
Il mio unico brindisi della serata, condiviso con l'amica che si sposerà presto, è che se ce l'ha fatta lei buona camicia a tutte. A tutte quelle che sono interessate, sia chiaro.
E a me non è che importi molto, ma se mai un giorno dovesse succedere e le amiche mi organizzassero tutto l'ambaradàn di rito colla minchietta disegnata in fronte e il velo finto e fronde di carta igienica in testa e un vibratore in mano, penso che ce la potrei ancora fare a sopportare senza menare nessuno ma solo a patto di non specchiare la mia deprimente immagine in un cinquantenne brizzolato dal sorriso tirato e i pochi capelli tirati indietro che suda e ansima in una forsennata salsa da spaccarsi le braghe, vi avverto.
 
giovedì 24 aprile 2008

Il crotalo

[...]
Ad ogni primavera, il crotalo fa la muta della pelle. Si riveste di un nuovo manto dai colori sgargianti che lo rendono particolarmente attraente. Quindi esce dalla sua tana e si presenta di fronte alla sua preda. Questa lì per lì non lo riconosce, dato che ha cambiato pelle, e ignara di ciò che accadrà accetta di seguirlo a caccia di cibo.
I due si avviano sotto un tiepido sole. Il crotalo è al massimo della sua forma. La preda lo segue speranzosa. Ma dopo aver percorso qualche metro sente che c'è qualcosa che non va. Si blocca. E' pervasa da una insopportabile sensazione di malessere. La lingua allappa, la testa le gira e le gambe le si fanno molli molli. Si senti infetta, intossicata.
Percepisce nettamente un dolore acuto ad un braccio. Alza la manica per controllare. Ci sono due piccoli fori rossi da cui escono un paio di goccine di sangue.
Alza la testa confusa.
Poco prima di crollare a terra riesci a voltarsi verso il crotalo.
Lui è lì che la osserva compiaciuto. Un piccolo rivolo color rosso rubino gli scende dall'angolo della bocca. Un dentino aguzzo luccica al sole.
Non vede più nulla.
[...]

Prima che le forze mi abbandonino, ci tenevo a ricopiare questo estratto del National Geographic perchè tutti possiate beneficiarne.
Ho un dolore lancinante alla spalla. Non riesco a girare la testa, ma sono sicura che è lì che il crotalo mi ha morsicata. Dev'essere stato mentre stavamo mangiando. Non me ne sono accorta.
Il veleno è penetrato in piccole perle color verde smeraldo.
Sta facendo effetto rapidamente.
Provo a strizzare con due dita il punto in cui mi ha ferita. Vediamo se riesco a far uscire qualche goccia.

... Tizio che è entrato in azienda solo perché trombava con Caio...
... le ingiustizie che ha fatto sì che ad alcuni impiegati (tra cui il crotalo stesso) fosse impedito di partecipare al recente meeting svoltosi in lussiosissima località di villeggiatura...
... i retroscena di giustificata incazzatura da parte degli illustri esclusi...
..la tirchieria quello stronzo che in due anni non ha mai pagato un caffè di tasca sua...
...la dabbenaggine di colui che per due anni ha offerto il caffè al taccagno di cui sopra...
...il fancazzismo di una collega...
... e poi il suo sedere...
... è troppo grosso.

Mi sento un po' meglio.

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lunedì 21 aprile 2008

Il cacciatore di aquiloni

Non so, è che sono andata a vederlo con la mamma. Mi capita di rado di andare al cinema con lei. E allora boh, forse con la recensione di oggi mi sono fatta prendere un po' la mano. Ma chi se ne importa. Del resto, lo hanno già visto/letto tutti.

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venerdì 18 aprile 2008

L'uomo merda

L'uomo merda cammina avanti e indietro per la stanza. E' teso come una corda di mandolino. L'uomo merda ha le mani in tasca e la mascella serrata. Ogni tre passi, e precisamente ogniqualvolta inverte la direzione di marcia, si passa la mano sulla fronte per ricacciare all'indietro un ciuffo ribelle.

Il fatto è che soffre di quel tipo di calvizie che aggredisce le tempie pur lasciando la sommità della zucca piena di vispi capelli. E così è costretto a far scendere a valle i capelli in cima al cucuzzolo per coprire le zone spelacchiate. Non è proprio un riporto, diciamo che è un avanporto. Un avamporto. Un avamposto, sì, anche. Dal quale osservare le reazioni degli altri e dietro cui celare le proprie intenzioni. Una coltre dietro cui ripararsi dagli sguardi indiscreti. Una cortina di vello. Una testa di ponte. E anche una testa di cazzo, a volte.

Ma per tornare a noi, diremo che l'uomo merda oggi è frenetico. Deve parlare con una persona e perciò attende. Sebbene non lo dia a vedere, noi pensiamo che si stia per spazientire.
Avete presente quelle persone che trasmettono ansia? Ecco, così.
Il nocciolo della sua ansia sono le mani. E' lì il nervo scoperto. Le mani non ingannano. E così impiastriccia il suo palmare di ditate unte. Il PC non ne parliamo. E poi tocca. Tocca tutto: tavoli sedie, spalle, corpi. Tocchicchia, sprimaccia. Ma mica palpa, semplicemente si assicura che tutto sia al suo posto.

Il fatto è che non sarebbe neanche un brutto uomo. E però uno così le fantasie te le ammazza. Uno così le fantasie te le soffoca nel limbo delle intenzioni inespresse, nell'anticamera del giudizio che prescinde dalla conoscenza, costringendoti ad arroccarti in cima all'ultima torre di difesa sopravvissuta agli attacchi degli altri pirla venuti prima di lui, obbligandoti ad esporre lo striscione "non vorrei neanche se potessi".

L'uomo merda ha fatto delle scelte. Ogni scelta ha le sue conseguenze. L'uomo merda schiva le conseguenze delle proprie scelte come la merda. La cacca però non fa che accumularsi. E qualcosa bisogna fare.
Ecco, la persona che stava attendendo si è liberata. Si sistema la giacca, e si avvia a testa bassa. Il ciuffo gli ricade sugli occhi.
Si ferma, imbraccia la vanga. Si prepara a raccogliere la prima palata e a scaraventarla il più lontano possibile.

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mercoledì 16 aprile 2008

Chi è senza MySpace scagli la prima pietra

Trovo che la blogosfera abbia un atteggiamento al limite dello snob nei confronti della piattaforma MySpace.
Io non sono da meno. Però almeno ci ho provato. E per ben due volte.
Col secondo tentativo ho raggiunto un decente livello di soddisfazione: la mia pagina mi piace, ho qualche amico, due o tre richieste di add, un piccolo blog in embrione sul quale non scrivo mai e se scrivo son solo cazzate da due righe di cui mi vergogno, insomma cose così.
Eppure. Non riesco a farmelo andare bene.
Odio il fatto che ci metto due ore a sistemarmi la pagina come piace a me, con i miei colorini e i miei font, per poi scoprire che questa contiene degli elementi immodificabili che comunque la rendono un patchwork di caratteri e stili e colori.
Non sopporto i messaggi (risposte, reply, come si chiamano?) grandi come un lenzuolo, solo per dire Grazie per l'Add. Non sopporto di veder la pagina costellata di inviti a questa o quella festa, a questo o quel concerto di musica che non ascolterei manco sotto tortura. Non sopporto l'orribile foto sgranata di Tom in maglietta, e che se ne facesse una migliore che diamine.
Per deformazione bloggara mi viene da rispondere ai commenti sul mio stesso MySpace, e invece no, su MySpace si usa andare a rispondere sulla pagina dell'amico, sicché la sequenza di messaggi diviene un delirio disgrafico senza senso, a conferma della teoria che se diamo una tastiera in mano ad una scimmia è probabile che la scimmia faccia meglio. Nel senso che nel 90% dei casi una scimmia fa meglio.

da XXXNote: INVITO MEGA DISCO PARTY - Canicattì, 15 maggio
da Pesciolina: solo di notte... :-D
Da Jim: cazzoooooooooooo domani noooooo
Da Lord Fontleroy: Mi manca la mia mamma
Da Titta: Thanks for the add
Da Mago: il galletto al vino
Da Santo: impara l'arte e mettila da parte

Non sopporto dover andare a caccia per tutta la pagina delle modifiche che ho fatto dal pannello di controllo. Non sopporto dover inserire per forza una data di nascita (su MySpace se notate impazzano i centenari). Non sopporto che ti dicono che per cancellare certe sezioni basta scriverci dentro quel tag con la Z e poi non è vero, non spariscono mai. Non sopporto le bugie.
Non sopporto i miliardi di pulsanti. Non sopporto il casino.
Non vedo perchè dovrei affannarmi a saltapicchiare di qua e di là a seguire le discussioni degli altri, per poi scoprire che non ci sono discussioni in corso.
Non sopporto di non avere il controllo sulla mia pagina, non sopporto dover per forza indicare degli interessi, non sopporto di non capire a che diavolo serve.
Se qualcuno mi convince, lo ringrazio per l'Add.

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