martedì 23 ottobre 2007

Pezzi di Pazze

Quarto appuntamento con le Interviste di Pezzi: alla scoperta di nuovi personaggi. L’intervista odierna si volge nel mese di agosto, in spiaggia. Fa caldo, ma neanche troppo, e l'intervistato è di fianco a me. Si chiacchiera.

Ciao. Con te oggi parliamo di piccoli vizi e grandi virtù del mondo gay e…
…si, io volevo subito dire una cosa: c***o, c**o, t***e, f**a. Così tutti quelli che vanno su Google a cercare queste parole capitano qui.
Ehm.. si, grazie. La prima domanda è molto diretta: sei contento di essere gay?
Mica tanto… ma questa intervista deve essere simpatica o seria?
Siam partiti bene…dacci almeno un aspetto positivo e uno negativo
Aspetto positivo è vestirsi bene… ma che domanda difficile. Altra domanda.
Va bene... una caratteristica dei locali gay?
Le occhiate d’aquila, gli sguardi in serie. E la presenza delle dark room, stanze buie cui si accede attraverso un lungo corridoio, dove si fanno cose… (riceve una telefonata n.d.r.) Mamma, il melaceto per i piatti è sotto il lavello, l’hai trovato? Ok, ciao! ... Dicevo, nel 99% delle disco ci sono queste stanze che rispecchiano il fine del 70% dei gay ovvero… venire. Ci son vari tipi di persone nei locali gay: quelli che vanno per ballare, quelli alla ricerca dell’ultima possibilità di rapporto, quelli che vanno per divertirsi, e quelli che alla fine fingono tutto questo e vanno solo per scopare.
Una classica festa a tema gay?
Le serate orsi, dove ci vanno quelli grossi e pelosi. Io ci vado perché son peloso.
… ti depili dunque. E cosa pensi dei tipi eccessivamente effeminati?
Oddio, dopo quattro Vodka Lemon tendo a essere eccessivo anche io. Il fatto è che il gay-tipo si lamenta sempre degli atteggiamenti molto effeminati dei gay per poi finire ad avere i medesimi atteggiamenti. Non so, modo di parlare, declinazione di aggettivi al femminile ("moderna, che giusta, sei la top!" n.d.r.), interessi da donna. La contraddizione assurda è che nessun gay vorrebbe avere un fidanzato molto gay, ma te lo dice così: “ma noooo bellaaaa io con uno così no, mai, sei pazzaaaa?”.
E’ un discorso “ormonale”: per quanto un gay non li sopporti è comunque portato ad avere questi atteggiamenti. Si è capito? Tanto poi tu il concetto lo spieghi meglio, vero?
Si, si..
Eh, non mi far passare da coglione…
Nel mondo gay, è così importante l’apparire?
E’ vitale. Se parli con dei ragazzi gay tutti ti diranno che al di là dell’aspetto fisico cercano una persona interessante, che li coinvolga emotivamente. E questo è vero però… se fosse bello sarebbe meglio. E questo “se fosse bello” diventa “è indispensabile che sia bello”.
Per te è indispensabile?
Non lo so, dipende. E’ ovvio: se uno è bello dà a tutti la premessa di essere più interessante da scoprire, è un apriporta… è triste ma è così, sennò scusa sulla copertina di Vogue ci sarebbe Marisa Laurito!
Come bisogna parlare, muoversi, comportarsi, per essere notati nei locali gay?
Bisogna sorridere molto. Essere divertiti, sereni. Se l’etero medio ricerca la tranquillità nel rapporto, il gay medio ricerca la serenità, la felicità nel rapporto. Anche se hai una tragedia in famiglia, comunque devi sorridere sennò diventi deprimente noioso, apatico, non meriti di esistere, non meriti neanche una ciulata. E poi bisogna parlare molto ma non ascoltare. Il gay odia essere noioso e il modo migliore per non essere noiosi è dimostrare noia. Si sembra anche più interessanti.
Ah, importante: tenere la mano fermissima. Pochi mignoli in stile “Vizietto”!
Quindi “Il vizietto” è un falso storico.
No, ma nei locali bisogna trattenersi per poi correre a casa e urlare isteriche davanti alla TV: “sì, sì, il secondo posto de "La Fattoria" è suo!!!”. Insomma, il mondo gay è un po’ tutto una farsa.
Suggerisci un piccolo trucco per cuccare, secondo la tua esperienza.
Io faccio così: mi metto a fissare uno per un bel po’. Poi, facendo finta di nulla, mi avvicino al suo orecchio e non gli dico assolutamente niente. Poi mi allontano sempre in silenzio. Di solito accade che il tipo si mette a ridere e da lì si inizia una conversazione. Funziona.
Questa l’hanno suggerita: è più frequente scopare per amare o amare per scopare?
Non l’ho capita…
Nemmeno io.
Diciamo che è più produttivo attraverso l’amore arrivare al sesso. Perché la relazione gay è molto… veloce. Se vedi uno anziché pensare a conoscerlo pensi subito a come è a letto. Se segui il percorso inverso, che presuppone la conoscenza, è più produttivo. Al limite può accadere che se vai al cinema con uno e non ci scopi subito è possibile anche che ti innamori anche dopo un giorno.
Il sesso arriva subito quindi…
Subitissimo. Se te esci una persona è quasi un dato di fatto che si farà. Sei turbata?
No, no..
E’ un rapporto molto più fisico. Se pensi che di solito la donna è il freno dell’uomo per certe cose, immagina cosa può succedere tra due uomini... non esistono freni.
Esiste l’amore?
Massì, da qualche parte ci sarà, l’amore! No, scherzo, l’amore è un’altra cosa rispetto a quanto abbiamo detto. E’ un insieme di situazioni che si creano…
Sembra che ne abbia un’idea precisa…
…quando tutto succede in modo perfetto, normale, e le cose si incastrano perfettamente. Però devi essere predisposto. Può darsi che ti capiti e tu lo butti via.
Nel mondo gay succede spesso che si butti via, che si capisca male. Proprio perché è tutto molto veloce, più fisico, c’è meno tempo a disposizione e meno voglia, meno piacere di ascoltare. Essendo tutto legato al fisico, finisci per diventare egocentrico e narcisista. E così diventa difficile avere un rapporto.

(Non è poi molto distante dalla realtà etero, in fondo, da quello che sento dire in giro…)
Quando hai scoperto di essere gay?
Io non credo nel fatto di scoprirsi gay. E’ una cosa che si sa, da sempre, almeno secondo me. A meno che uno non viva in un società che non permette il contatto con le persone che possono attivare la tua scelta sessuale, certo, ma penso che si sappia sin da subito, da quando uno scopre di avere una sessualità. Ad esempio ricordo che da piccolo quando guardavo Georgie non mi piaceva Georgie ma il pomo d’adamo di Abel e Arthur…!
Come hai vissuto il momento in cui hai…. come si dice, fatto outing?
Il coming out è una delle cose più difficili. Non necessariamente ci passano tutti, ma quasi. Perchè il gay base è abbastanza introspettivo: ha comunque bisogno di questo momento e ha bisogno di essere plateale, di esternare, di fare il passo, di soffrire. Ha bisogno di situazioni forti. E quale migliore occasione del coming out, quando non si ha da far niente, quando non si ha da ciulare con nessuno?
Tu che hai fatto?
Per un certo periodo ho avuto due compagnie: quella gay e in quella etero, dove inventavo di tutto per giustificare un sabato sera a ballare da un’altra parte.
Fino a che non sono sbroccato e non volevo più far niente. Poi, sai, accade che ti senti sbagliato e quindi ti costringi ad avere desideri verso le donne, e ti butti in situazioni che finiscono per essere molto fredde. E ti rassegni all’idea che sia tutto molto freddo, ma in realtà non fai altro che non accettarti. Poi arriva il momento in cui non ne puoi più e ti dichiari.
Cosa consigli?
Di farlo se è necessario, se la cosa diventa proibitiva, fastidiosa, ma bisogna essere forti da accettare qualunque tipo di conseguenza. Poi sai cosa? Diventa una sorta di catena di Sant'Antonio: man mano che acquisti sicurezza, faresti coming out con qualsiasi persona! Dopo averlo fatto con amici e famiglia, stavo per farlo anche col mio datore di lavoro, e lavoravo in una azienda di manutenzione impianti ad aria compressa: forse non era proprio il caso!
Una curiosità: c’è davvero nella coppia gay il "chi fa cosa", la definizione dei ruoli?
Nel mondo gay c’è un retaggio del mondo etero. Così come nel mondo etero l’uomo è quello che prevalentemente comanda a letto, gestisce la coppia, porta da mangiare, così nel mondo gay si tende sempre a passare per attivi, perché la si considera la posizione più forte, anche se non è vero. Il secondo passaggio è l’accettazione della propria posizione sessuale senza vergogna, perché non vuol dire che se uno è passivo debba essere per forza un coglione. E comunque di ‘sti tempi nel mondo gay il passivo sta avendo la meglio: infatti in giro c’è un’invasione di “passivone”…!
Come si scopre il proprio ruolo?
E’ definito a priori, direi. Perché insomma a ciascuno piace fare una cosa piuttosto che un’altra. Come dire: ti piace di più il gelato alla fragola o la pizza quattro stagioni, avrai una preferenza, no?
E se capita che tutti e due…
Eh, questa è doppia sfiga. O sei così innamorato che sei in grado di arrivare a un compromesso o sennò... se trovi l’amore e a letto non ti corrispondi è un'ulteriore difficoltà.
Una tua idiosincrasia?
Le sopracciglia eccessivamente ravanate. I capi abbigliamento troppo femminili. E poi il bisessuale, il gay convinto di averlo capito dopo, e quello che si dichiara “versatile” (perché si vergogna di dire passivo!).
La canzone gay per eccellenza…
Bah… La notte vola, Splendido splendente, Vogue…
Film gay per eccellenza...
Ce ne sono diversi, ma i temi preferiti dai gay nei film sono o la stupidità all’ennesima potenza o la pesantezza all’ennesima potenza!
Come vedi lo strumento internet?
Ah, io chatto molto. In generale, la rete è ad uso e consumo del sesso. Ti toglie persino il passaggio della conoscenza, figurati. Fai tutto in un lampo.
E cosa pensi di chi ha un blog?
Che è molto più gay di me.

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venerdì 4 maggio 2007

L'uomo nobilita il lavoro

Eccoci giunti al terzo appuntamento de “Le interviste d’ufficio”. L'ospite di oggi è un ospite davvero importante e meritevole di stima. L'intervistato di oggi infatti è l'unico, sino ad ora, a lavorare in ufficio. Egli occupa uno dei pochi ruoli a mio parere degni di nota, in mezzo a tante occupazioni da passacarte aziendali.
Si tratta di un gentile e compito signore. Ha circa una cinquantina d'anni, e li porta con smalto, si può dire. Si avvicina a me con fare pensoso, come se dovesse concentrarsi profondamente prima di parlare di sé. Si piazza di fronte a me ben piantato sui piedi. Ha una dignità innata e la esprime in una certa rigidezza della postura. Mi saluta formalmente con una garbata stretta di mano. Da parte mia, un cenno del capo, a mostrare la voglia di entrare in contatto con lui. Ci stiamo studiando. Ammetto di sentirmi un po' in soggezione. Capisco dal suo atteggiamento impettito che è pronto a incominciare. Mi sento in dovere di dargli del Lei, perché mi trasmette un antico senso di rispetto, come se parlassi con qualcuno che dentro di sé reca una lunga e circolare storia di progressive sedimentazioni. Gli faccio cenno di accomodarsi ma lui rimane in piedi. Lo capisco. Mi alzo in piedi anche io.

Buongiorno e benvenuto. La prima domanda è uguale per tutti. Che lavoro fa?
Sono appendiabiti per una grande multinazionale americana con sede in Italia.
Sono molto felice di averla ospite qui da me. Dunque, Sig. Attaccapanni…
Appendiabiti, la prego.
Oh, mi scusi. Ho letto male.
Non si preoccupi. L'ho corretta perché le parole sono importanti. "Attaccapanni" appartiene ad un altro mercato del lavoro, quello domestico.
In che reparto lavora di preciso?
Ho iniziato tanti anni fa lavorando all'ingresso di fronte al bancone della reception. Ricordo solo un gran freddo e gli spifferi delle porte. Di promozione in promozione, sono arrivato con buona soddisfazione al posto che occupo da cinque anni, nella grande sala riunioni dell'ultimo piano, accanto alla porta di vetro. Si può dire un posto di prestigio.
E’ un lavoro molto faticoso, il suo?
Le dirò: durante i mesi invernali sono molto occupato per tutta la giornata. E il lavoro è pesante: non si stacca mai. In primavera però le cose migliorano sensibilmente, sino ad arrivare all'estate in cui sono molto più scarico.
Dunque per lei i mesi estivi sono sereni e riposanti?
Non è del tutto esatto, Tengi. Per il mio lavoro essere impegnati è molto importante, direi vitale per la mia stessa sopravvivenza lavorativa. Mostrarsi scarichi di fronte ai colleghi e al capo significa offrire una cattiva immagine di sé. Più che altro, un'immagine inconsistente. I colleghi finiscono per passarti accanto e non notarti neppure, oppure per sostare accanto a te in piccoli crocchi a chiacchierare delle loro cose facendoti sentire trasparente. E’ svilente. E’ alienante. Chiunque ha bisogno di sentirsi utile e produttivo, soprattutto negli uffici. Lei mi capirà.
Certamente. Ritiene il suo un lavoro che potrebbe fare chiunque?
Non credo. Bisogna avere una fibra forte e una tempra solida per sostenere i quotidiani carichi di lavoro. E un pizzico di smalto per esercitare maggiore attrattiva empatica sugli altri, il che non guasta.
Sembrerebbe un lavoro abbastanza routinario.
Lei non sa quante sere sono rimasto in ufficio sino a sera tardi con un carico di lavoro che proprio non riuscivo a smaltire. La mia giornata in inverno termina solo dopo che l'ultimo dei colleghi ha lasciato la stanza. A volte mi chiedo se se ne rendano conto.
Ci saranno anche degli aspetti positivi…
Si: riesco ad entrare un contatto con tantissime realtà. Cappotti odorosi di tabacco, pellicce profumate, soprabiti pelosi che mi solleticano il naso, foulard leggeri e setosi, e anche a volte pesantissime ventiquattrore… ah!
Oh! Che è successo?
Nulla, nulla.. Nel corso degli anni ho maturato una fastidiosa forma di sciatica. Dicevo, lavorando in una multinazionale ho avuto modo di conoscere clienti e colleghi di tante e diverse nazionalità, sentire i loro discorsi… ho imparato diverse lingue, sa?
Lei è una fonte inesauribile di sorprese. E cosa si dice durante le riunioni?
Non posso parlare, Tengi cara. C’è il segreto professionale. Capirà, con elementi come me, l'espressione “Se i muri potessero parlare!” non è solo una frase di circostanza. Immagini le conseguenze.
Immagino. Una sua idiosincrasia?
Le borsette delle donne. Sono pesantissime! Cosa ci mettete dentro?
Beh, lei è troppo cavaliere per curiosarci dentro. Come chiedo a tutti, vorrebbe urlare quando?
Quando depositano ai miei piedi gli ombrelli bagnati nel mese di aprile. Odio rimanere coi piedi umidi per tutta la giornata. E’ una vera sofferenza.
Come vede il rapporto con i suoi colleghi?
Ogni rapporto va coltivato con cura. Dal nulla nasce nulla. Non amo starmene rigido e legnoso in mezzo agli altri, con atteggiamento diffidente, come a dire “nessuno è alla mia altezza", anche se il più delle volte è vero… Amo stare in mezzo alla gente, lasciarmi trasportare dal flusso dei pensieri altrui, ammorbidirmi, e avere una personale visione di chi mi circonda. Senza ghettizzare nessuno.
Lei pensa di essere ghettizzato da qualche collega?
Si, da persone che pensano che la semplicità di un lavoro lo renda insignificante. Ci sono anche mansioni semplici ma necessarie. Provi ad entrare in una sala riunioni con altre venti persone in un pomeriggio d’inverno e immagini come trascorrerebbe quel pomeriggio senza i miei servizi d'appoggio. Ogni lavoro ha la sua dignità, mia cara. Io credo che ciò che faccio io non abbia nulla da invidiare alla maggior parte delle mansioni impiegatizie.
Ed è per questo che io ho insistito per averla qui oggi.
Vede, io non sono di grande cultura. Ma ho dei valori. Ho un'enorme forza di volontà racchiusa tra le pieghe di un carattere tenace e a volte spigoloso. In alcune occasioni forse mi mostro troppo rigido, inflessibile: è il mio difetto.
Ha mai avuto qualche scontro con chi lavora con lei?
Solo una volta. Una collega sbadata mi ha sbattuto addosso col piede con troppa violenza. Dato che si era a luglio e lei portava i sandali, si è purtroppo fratturata il mignolino destro. Per tutta la settimana successiva i colleghi mi hanno girato alla larga. Stavo malissimo. Poi per fortuna hanno capito che non era stata colpa mia e i nostri rapporti sono ripresi normalmente.
Che cosa fa nel tempo libero?
Leggo. Ho libero accesso a quotidiani, riviste, pubblicazioni di settore. Mi appassionano quelle letture. Sono diventato un esperto.

Ma la cosa che mi dà più gioia, gliela posso dire? E' il sabato mattina. Quando arriva la signora che fa le pulizie, col suo carrello carico di flaconi e una piccola radiolina portatile. Sintonizza sempre la radio sul programma di musica classica. E mentre si sposta tra i vari uffici, a me giungono gli echi ora ovattati ora più brillanti della musica che ascolta. Io abbandono le mie riviste e mi perdo, ebbro, in quelle note. Ed è allora, Tengi cara, che volando sulle ali di una musica che non ha nome, che io mi sento davvero libero. Perché la libertà è dentro di me, non nel lavoro che faccio. La libertà è e sarà sempre nel mio cuore.
In questo cuore indurito da tanti anni di lavoro e oppresso dalle responsabilità.
In questo cuore legnoso che nessuna angheria o sopruso potrà mai più scalfire.
In questo cuore pressato che nessun dolore o sofferenza riuscirà mai più a comprimere.
In questo cuore che è stato in grado di sedimentare le difficoltà della vita e usarle per espandersi, per allargarsi, per crescere ogni giorno più forte, secondo i mille cerchi dell'esperienza e della ragione.
E proprio questo mio cuore, alle volte, il sabato mattina, sembra quasi voglia scoppiare in mille schegge da quanto mi sento felice.
Felice della vita, Tengi cara.

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martedì 27 febbraio 2007

Pezzi Musicali

Secondo appuntamento con Le Interviste d'Ufficio: alla ricerca dei fantomatici "altri" mestieri. L'ospite di oggi è una ragazza simpatica e carina, reduce da un Toga Party. Il microfono è settato, la base è pronta, cominciamo.

Ciao.
Ciao a tutti i lettori di Pezzi.
La prima domanda, come sai, è di rito: che lavoro fai?
Lavoro per una società che organizza eventi e progetti musicali, e che si occupa tra le altre cose di produzione esecutiva di dischi, comunicazione, marketing, progetti pilota da proporre alle case discografiche…
Una tipica attività che svolgi?
Per molte iniziative rivesto il ruolo di "project manager": mi occupo di tenere sotto controllo i costi di preproduzione, studio di registrazione, vitto e alloggio per i musicisti…
Wow! Tratti coi musicisti?
Si, in pratica sono la loro badante. Sono io che assegno loro i budget di spesa, e li tengo sotto controllo affinché non esagerino. Devo essere taccagna e pignola.
Con che tipo di persone hai a che fare quotidianamente?
Psicolabili. Dalla manager della comunicazione di grandi multinazionali con la fobia per i pesci al discografico dai gusti "particolari", passando per tutte le tipologie di musicisti o interpreti dalla personalità border-line.
Descrivi te stessa nel tuo ambiente lavorativo.
Amo paragonarmi a un funambolo in equilibrio su di una corda che cerca in ogni istante il modo corretto di riequilibrare l'asta per non cadere nel precipizio.
Parlaci di questi famigerati discografici, vuoi?
Oh, si! Sono gli esseri peggiori del mondo. Se hanno bisogno di qualcosa ti lisciano per farti sentire in obbligo di riconoscenza e ottenere ciò che desiderano; se hai bisogno tu di qualcosa li devi pregare in ginocchio. Sono avari. Sono avidi. Son proprio delle merde. Ti rispondono sempre: "vedremo" "ci penso", ma in realtà vogliono dire "no". E anche se ti dicono "si", con ogni probabilità intendono "no". L'ho imparato col tempo.
Che criptici. Tra artisti, manager e discografici, qual è la categoria peggiore?
I discografici tutta la vita. Un manager intelligente è in grado di capire l'artista e non lo snatura spingendolo a fare cose che non gli appartengono. I discografici invece sono dei diavoli: pur di promuovere un artista te lo venderebbero anche spalmato sul pane, in nome della visibilità a tutti i costi.
Poveri artisti, geni indifesi…
E' l'entourage che dovrebbe difenderli. Spesso capita che gli artisti giovani, che non hanno l'esatta concezione di se stessi e della loro musica, vengano montati dalla casa discografica. E così accade che agli studi di registrazione dove lavoro arrivino dei pischelli di 25 anni in Mercedes, nuovi idoli del pop italiano, e che scendano dalla macchina con le mani avanti per evitare qualunque domanda, il viso fasciato da occhiali scurissimi. Oh bimbo, qui in studio ci sono le foto di Vasco Rossi, e tu chi sei???
Nei tuoi studi incontri anche ragazzi alle prime armi?
Si, certo! E si assomigliano tutti: tipologia alla Beavis and Butthead, per intenderci, storditi ai massimi livelli. Scena tipica: si presenta il classico adolescente con la chitarra in spalla che non ricorda chi tra gli amici abbia prenotato la sala… non si ricorda neanche il cognome dell'amico, abituati come sono a chiamarsi tutti per soprannome! Però devo dire che son "genuini". A parte gli stronzi che spengono le cicche sotto il tappeto della sala prove, certo.
E cosa suonano?
Classico repertorio della formazione a 5: U2, Queen, Deep Purple, Guns 'n' Roses. Presente gli strilloni che urlano "Desiiiiiireeeee"?
Ricordo, ricordo. Chi è per te il "vero" artista?
Il vero artista secondo me lo riconosci solo davanti al pubblico. E' colui che ha l'appeal per dominare davvero la platea. Una caratteristica di chi ha fatto molta gavetta, che non si ritrova nei tanti "prodotti" sfornati delle case discografiche.
Genere musicale preferito?
Sono onnivora: ascolto funky, cantautori come Paolo Conte, musica indipendente per motivi di lavoro ecc..
Definisci la musica indipendente o "indie": si tratta solo di musica senza portafoglio?
No, è davvero stilisticamente indipendente dalla musica mainstream. Gli artisti indie sperimentano i suoni, e fanno riferimento ad artisti sconosciuti ai più: non guardano a Mogol, ma a parolieri come Umberto Bindi per esempio. E' come se fossero nati su un loro pianeta.
E' più importante il lavoro che svolgi di giorno o le Public Relation che coltivi la sera alle feste?
70% sicuro è dovuto alle PR, anche di più.
E come funziona?
Niente, dopo il lavoro vai agli aperitivi nei locali frequentati dagli addetti ai lavori, chiaccheri con tutti e cerchi di intessere relazioni, scovare opportunità.
Quindi sei sempre sotto i riflettori, dalla mattina alla sera?
Si, in un'ostentazione perenne di piume di pavone, soprattutto se il tuo ambiente di lavoro è frequentato da discografici.
Qualche trucco per essere sempre in forma?
L'orario "clou" si attesta intorno alle 5 del pomeriggio: poco prima mi ritiro in bagno, mi dò un po' di correttore per mascherare le occhiaie, mascara, bevo un sorsetto della birra del fonico che fa le guance rosse e toglie l'inibizione, e vai di "sciaoooo". E si tira fino a mezzanotte tra musicisti, manager, registi di video…
L'evento più strano che hai organizzato?
Una gara culinaria musicale a squadre per eleggere la migliore polpetta, con tanto di giuria di esperti. E' stato uno stress unico: nel caos infernale, i cuochi coi loro problemi logistico-culinari, gli invitati che volevano solo mangiare a sbafo, gente impazzita che ti colpiva al volto per una polpetta, e il mio capo in delirio di onnipotenza. A mezzanotte ho finto una colica e sono scappata. Si sono divertiti solo quelli che hanno passato la serata e bere e farsi le canne in un angolo. Come sempre.
Una tua idiosincrasia?
Il capo che fuma in ufficio.
Vorresti urlare quando…
Il collega giovane scoreggia a 30 cm da me e fa finta di nulla restandomi accanto. Cazzo, siamo in due nella stanza, se non sono stata io è chiaro che sei stato tu!
Che fetente. Com'è il tuo capo?
Genio e sregolatezza. Me ne combina una nuova ogni giorno. Una volta, dopo un aperitivo musicale, piglia la macchina per tornare a casa e si fa tutta la via in retro ai 120 all'ora. Ha distrutto l'auto nuova di un musicista che è uscito dal locale bestemmiando.
Oppure, capita che mi porti a prendere un caffè alle 9 del mattino. Lui si beve una birra media e nel frattempo mi spiega come si fa a capire se il bicchiere è davvero pulito dalla quantità di bollicine che si attaccano all'interno. Io lo liquido con un "interessante" mentre interrogo gli aruspici sul fondo del caffè.
Spesso perde gli aerei e, manco fosse un bambino, mi chiama dicendomi "fammi tornare a casa".
Una volta infine mi fa: "accompagnami a prendere una cosa"... mi sono ritrovata nel centro di Milano con un'ancora da 16 chili che mi sbatacchiava nel bagagliaio.

Per finire mia cara, una carrellata Juke-Box. Indicaci qual è secondo te il disco ideale per un primo appuntamento in orario di aperitivo.
Gothan Project "Lunatico"
Il disco ideale per la prima cena al ristorante.
Mario Biondi "Handful of Soul".
Il disco per i primi baci in macchina.
Qui andrei sul genere indie … i Non voglio che Clara.
Il disco per approcciare la prima notte insieme.
Un classico energetico. U2, "Achtung Baby".
Il disco giusto per affiatate notti di sesso.
Barry White, senz'altro. Il suo "Best Of".
Sottofondo per una passeggiata insieme sui Navigli.
Vinicio Capossela, "L'indispensabile".
E se si è appena stati mollati?
Da non ascoltare, i Subsonica. Potresti arrivare a mettere le mani in faccia a chi ti ha mollato.

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mercoledì 31 gennaio 2007

Commessi a Pezzi

La mia attitudine al cazzeggio mentale mi spinge ad indagare con solerzia su quelli che sono i fantomatici "altri" mestieri che nulla hanno a che vedere col pianeta ufficio e relativi satelliti (PC, scrivania, colleghi, mail ecc…). Per capirne di più, oggi ho con me un ospite, un bel personaggio. Osservandolo mi sembra un po’ emozionato. Lo capisco, d’altra parte è il primo ospite ufficiale di Pezzi. Cominciamo…

Ciao!
Buongiorno a tutti…
Non essere timido! Siamo tra colleghi. Siamo per antonomasia gente simpatica. Raccontaci, che lavoro fai?
Sono responsabile di un negozio di abbigliamento femminile a Riccione.
Wow! Che bello! Ma… che hai oggi? Ti vedo un po’ sciupato: stai poco bene?
No, sono solo reduce da un pomeriggio di saldi. Quando vedete la scritta 50% voi donne non capite più niente! Siete senza pietà…
A parte il periodo dei saldi, normalmente come sono le donne quando comprano?
Le donne? “Pugnettose”, mi asciugano. A quanto mi dicono, gli uomini sono meno complicati e più rapidi nell’acquisto (a meno che non abbiamo la moglie al fianco!)
Com'è lavorare a Riccione?
Piacevole, ma stancante. Il mio negozio ha 4 piani di scale, da fare minimo 30 volte al giorno.
Che megastore! Dacci una dritta su cosa andrà quest'estate…
Senz’altro, top e abiti a fascia.... le spalline sono da buttareee!
Pare proprio che dovrò depilarmi le ascelle. E gli accessori?
Ora mi cogli impreparato... per esempio, per questo inverno si diceva che sarebbe andata tanto la borchia “cattiva”, ma io non l'ho vista, ho venduto molto di più le Piume di Marabu.
Altre tendenze riccionesi?
Per l'estate, il nudismo sempre e comunque. Perchè qui più sei svestito e più pensi di fare tendenza. Questo perché la gente che viene qui si sfoga, e si mette a fare cose che di norma non fa. Chi viene qui si toglie la maschera di tutti i giorni e ne indossa un’altra più colorata e trasgressiva.
E tu?
Io mi godo lo spettacolo senza pagare il biglietto!
Parliamo della tua attività: le tue clienti preferite?
Le figlie…senza mamme. Finalmente libere, comprano quello che vogliono (spendono poco però). Le mamme tendono a consigliare gli abiti che avrebbero indossato loro a 20 anni, quindi cose un po’ demodè. Le litigate figlie/mamme che ho visto!
Le clienti peggiori?
Uh! Quelle che arrivano griffate Gucci, Prada, Dior, scelgono una Tshirt da 40 euro e mi chiedono pure lo sconto, sostenendo che da Gucci hanno il 60% di sconto sulla collezione piena!!! Impossibileeeeeee!
Le facce di tolla insomma. Clienti straniere ne hai?
Qui la straniera per antonomasia è la russa! Ce ne sono di due tipi. Russe angoscianti: ti impegnano 3 ore per una maglietta che poi non comprano, e appena volti gli occhi vanno a mettere le mani nella vetrina e te la smontano. Odioooooooo!!!!!!Russa simpatica: ti fa diventare pazzo ma alla fine compra, eccome! Dietro concessione tax free. Ovvio.
Senti ma è vero che voi commessi paraculi quando a una il vestito le sta stretto le dite che tanto la stoffa cede e quando a una il vestito le sta largo le dite che lavandolo poi si stringe?
Ma è vero che la stoffa cede! Insomma la perfezione non esiste! Ognuno accetti i propri difetti e si prenda la responsabilità di indossare i vestiti anche se non calzano perfettamente. L'importante è essere a proprio agio… Comunque, se proprio devo vendere mando avanti le altre commesse che sono più ruffiane di me… ops!
Quindi voi commessi non disprezzate le donne dal corpo non proprio “da passerella”, vero??? Dimmi di no!!!
Ma no Tengi, non crollare “a pezzi”! Anzi le donne che sono più pienotte sono delle grandi, se ne strafregano dei luoghi comuni! Le magre-grissino sono di un paranoico! Stress!
Una tua idiosincrasia.
Le clienti pazze che fanno da sole distruggendomi ogni cosa. Vetrine, espositori… Alcune pensano di essere a un mercato o a un self service!
Vorresti urlare quando…
Quando una ragazza prova un vestito, si entusiasma, mi dice "bello, bello!”, poi arriva il moroso, che non ne capisce nulla, e dice "secondo me ti fa vecchia". E lei si fa convincere, quando invece stava benissimo!
C’è gente che ti pezza i vestiti con l’ascella?
Proprio tu me lo chiedi?
Fanculo. E beh, cosa ne fai del capo pezzato?
Arieggio et voilà, risolto. Ma non sotto i saldi. Sotto saldi, mi spiace, vi pigliate tutto così com'è!
Il marito in negozio?
Si siede sul divano col giornale, ogni tanto alza gli occhi e fa: “carino”.
Le giovani donne che arrivano col gruppetto di amiche?
Argh! Quando una ragazza viene con le amiche è partita persa. Io sto zitto e le faccio sfogare. Ho imparato che è inutile metterci il becco. Ogni consigliera vuole dire quello che pensa, ciascuna la pensa in modo diverso, e alla fine si conclude che è meglio pensarci ancora un po’…
Strano ma vero.
C'era una che per ogni abito che provava usciva dal camerino e faceva le mosse da lap dance, appoggiandosi in avanti al bancone della cassa, ancheggiando, dimenando i capelli. Il bello è che il marito manco la cagava.
E faceva bene! Hai mai vissuto situazioni di pericolo?
Una straniera a cui ho venduto un abito, e che torna dopo qualche giorno pretendendo indietro i soldi. Al mio rifiuto, si ripresenta con un uomo grosso e cattivo e che sostiene di essere un politico della repubblica ceca. Grida che se non gli ridò i soldi mi “sputtana”. Alla fine persino la mia capa in azienda si è cagata addosso e l’ho accontentato.
Capirai, cosa poteva fare, coinvolgerti in un sex-gate? A proposito, arrivano da te le donne con l’amante?
Di brutto!!!! E poi chiedono anche un sacchetto anonimo, in modo da non doversi trovare a giustificare la spesa nel mio negozio.
Quindi gli amanti pagano?
Si, si! Abbiamo avuto qui per dei mesi l’amante del nostro idraulico. Quando lui veniva per riparare una perdita, nel contempo saldava il conto di lei.
L’idraulico! Un vero evergreen dei luoghi comuni! Ma tu vesti anche i transex?
Ogni tanto vengono, si. Ma solo per fare due chiacchiere. Mi parlano dei loro trapianti di capelli…
E per finire, un po’ di gossip. Un personaggio famoso alla mano che hai incontrato in negozio?
Maddalena Corvaglia. Gentilezza e cortesia fatte a persona.
Forse non è ancora così famosa per potersi permettere di essere stronza. E la più arrogante?
Loredana Bertè. Ha pure rifilato una sberla ad una delle commesse.
Quella che ti ha fatto più piacere incontrare.
Elisa! Anche se l’ho riconosciuta dopo averla servita, mentre stava uscendo.
Ultima curiosità: qual è l’oggetto di culto per voi commessi di Riccione?
La Carta Nera! Quella che pesa come il piombo ed è più spessa di tutte le altre. E’ senza limite!!! Il top delle carte di credito. Quando la vedo riunisco tutti davanti alla cassa e l’adoriamo tipo totem.

Su questo blog è stato più volte menzionato il prototipo del "bagnino di Riccione": ci puoi parlare di questi ragazzi muscolosi e aitanti che si risvegliano d'estate dal letargo per tirar su le turiste straniere...
Ah ah ah! Ma dove siete rimasti??? A “Sapore di mare”? A “Rimini-rimini”?? Ma non esiste, è pura utopia!!! Sono tutti ciccioni e gonfi, con la scritta “salvataggio” sulla maglietta che si allarga a dismisura…
Ah ah ah!

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