venerdì 15 giugno 2007

Chi si batte si ama

Il titolo di oggi è un proverbietto un po' sorpassato adatto per quelle occasioni in cui, tra contratti e scadenze, tra riunioni e preventivi, incuranti della pioggia di mail che batte sul monitor e degli squilli incessanti di un telefono insolente, fanno capolino da sotto la scrivania i bambini che eravamo. Scherzosi, maldestri, e stupidini. A tratti odiosi. E assieme a loro bussano alla porta dei nostri uffici i ricordi di tanti anni fa, i ricordi di quelle prime esperienze coi cuoricini sulle "i" cui siamo tuttora spesso e volentieri disperatamente aggrappati.
Se ci penso bene il primo ricordo di un bambino che mi piaceva risale al primo lustro di vita, in una folle giornata di invaghimento pre-puberale al sapore di zucchero filato. Una proto-cotta con tanto di struggimento di cuore, non meno intenso di quello che poi si prova per il primo stronzetto che scopri sotto i jeans a sedici anni in un bel pomeriggio di camporella.
Le storie più belle, quelle vecchissime, son quelle che lasciano il segno. Sono i ricordi più forti che lasciano tracce fossili sui nostri visi e nelle increspature della voce, finchè non capita un bel giorno che li scopriamo tra le pieghe di un sorriso e da lì ci colpiscono al volto le sensazioni esatte di vent'anni prima. E coi fossili in mano facciamo due conti e scopriamo che le dinamiche sono sempre quelle, che siamo tutti ancora bambini. Che anche le donne di duemila anni fa usavano i pettinini e le collanine e i braccialettini.
Perchè se quando avevamo cinque anni al bimbo che ci piaceva mollavamo qualche schiaffetto in faccia - e se eravamo fortunate lui ci rispondeva tirandoci la treccia e allora sì che tornavamo a casa con le gote rosse sicure che fosse vero amore - , allo stesso modo i trentenni di oggi che vorrebbero rovesciarci sul letto e farci vedere quello che saprebbero fare, non riescono a trovar di meglio per farcelo capire che spintonarci goffamente sul far della sera, fuori dall'ufficio, ebbri di caffè consumati alla macchinetta e resi emotivamente vulnerabili da una giornata estenuante, dopo aver raccolto gli ultimi scampoli di coraggio maschile tra i resti della loro ultima disastrosa storia d'amore.
In un primo momento l'istinto di noi donne che ci sentiamo picchiare alle spalle da chi non conosciamo ci suggerisce di girarci a muso duro e gelare l'impavido boxeur con un secco "che cazzo fai". Ma poi scatta la fase in cui capiamo che forse è il caso di essere meno rigide un po' perchè il pensiero che qualcuno voglia solo rovesciarci sul letto ci solletica non poco l'amor proprio, un po' perchè se la fortuna ci assiste può capitare che chi ci percuote non sia proprio da buttare, e infine perchè il gesto di batterci in fondo in fondo ci smuove nel basso ventre una tenerezza languida inaspettata e insolita per un martedì pomeriggio.
E sull'amar battendo o sul battere amando ci si potrebbero riempir più libri. E ci sarebbe sempre spazio per un capitolo che spiega come mai per noi donne la convizione che un uomo possa divenire il nostro cucciolone per la vita debba necessariamente passare sotto il giogo di una serie di pacche innocenti che nella loro accennata violenza preludono future e calde sferzate un po' meno innocenti.
E se quando avevamo cinque anni, dopo le botte, ci si regalava vergognosi un pezzetto di merenda, al giorno d'oggi in ufficio si può rimediare una penna come pegno d'amor. Giocoforza, il passo successivo del ritual di corteggiamento de' nostri tempi sarà un timido invito a cena con sorpresa di torta al riso soffiato e coca cola in bicchiere di carta.

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Di Tengi |

6 Commenti:

  Alle 5:30 PM Blogger S.B. ha fatto una pausa per dire:
Certo che i rituali di corteggiamento da ufficio sono lunghi e laboriosi! :-D
  Alle 7:19 PM Anonymous Annalisa ha fatto una pausa per dire:
'sto cavolo di ADSL ha continuato a saltare tutto il pomeriggio, e a propormi la pagina di ieri. Stavo già per mandare una lettera di protesta perché mi mancava l'aggiornamento.
però, adesso, che bello questo pezzo, eh?
:-)
  Alle 9:02 AM Blogger Velenero ha fatto una pausa per dire:
Sì, in effetti si parlava di cose simili... non so se dipenda dal venerdì... o meglio, per me è un periodo un po' così... è un non-anniversario (capisci cosa intendo, vero?).

La cosa che ti invidio è il tono leggero che riesci ad usare nel trattare certe cose, io invece quando ne parlo divento crepuscolare... :)
  Alle 1:01 PM Anonymous Domiziano Galia ha fatto una pausa per dire:
Eio che mi pensavo che le dinamiche dei dispetti fossero prerogativa dell'età dell'immaturità, di quel momento di transizione tra il "uffa le bambine" e "ah (sospira) le bambine" per cui, appunto si naviga incoscienti tra il codino tirato e il pezzettino di merenda, mentre l'età della maturità fosse quella in cui se provi affetto dimostri affetto, se dispetto dispetto e via dicendo per ogni sentimento.

Voglio dire: se una mi spalma di colla la tastiera la cosa non mi produce particolari moti affettuosi. Mentre se un uomo lo fa con una donna non è improbabile che scatti il pensiero "ah (sospira) il ribelle che infrange le regole".

E in effetti le due volte che ho spalmato la colla hanno sortito risposte di gran lunga più entusiaste delle due volte che ho regalato rose.

Però siccome 1) non ho proprio voglia di comportarmi a per dimostrare b; 2) che la rudezza sia scambiata per carattere e la gentilezza per mollezza - in un mondo che non risparmi stronzaggine - mi fa piuttosto girare i coglioni, io continuo a regalare rose.

Anche perché le due volte che ho spalmato la colla sono state dimenticabili.

Con questo non si parla di tutte: ognuno è una sfumatura e pure io nel mio piccolo mi incazzo. E' la dinamica elevata a sistema che rifiuto.

Ciò detto non so se aggiungere che, ovviamente, non si parla nemmeno di chi scrive, visto che non la si conosce e sparare sentenze così alla cazzo passerei per stronzo. Capito, no? :D
  Alle 10:31 PM Blogger Tengi ha fatto una pausa per dire:
Ahi caro amico non sono d'accordo parli da uomo ferito...
Proprio perchè tu odi la dinamica elevata a sistema non dovresti piccarti di queste mie parole, che sono riferite a un singolo caso che, capirai anche tu, ha stupito la sottoscritta in un innocente venerdì pomeriggio. Talora accade. E ti dirò che lo stupore del gesto è nato proprio perchè gesto genuino fu, per quanto bambinesco e infantile. Concordo con te nel mal sopportare i gesti volutamente sgarbati o rudi, dei quali peraltro ho e continuo ad avere molteplici esempi. Di quelli, manco val la pena di parlarne.
Al massimo se ne ridacchia, la sera, al bar.
Baci
E non ti incazare che in 'sti giorni ci servi lucido!!! :-)
  Alle 6:22 PM Anonymous Anonimo ha fatto una pausa per dire:
La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu