martedì 4 marzo 2008

Il corvo

C'è quello che fa la ronda per la stanza almeno una volta al giorno.
Non appena entra, noi sappiamo che è a caccia della vittima sacrificale. E' appena rientrato in ufficio dai suoi giri: è affannato, teso, tira su col naso nervosamente. Può essere che le cose gli siano andate bene e voglia concedersi il lusso di trastullarsi una volta di più, di baloccare oltremodo il suo ego a suon di prevaricazioni. Oppure può essere che sia stato bastonato da qualcuno, e senta l'impellenza di rifarsi su l'agnellino di turno, meglio se con la carne tenera e saporita: ecco allora che si avvicina nascondendo con la mano la schiuma che gli esce dalla bocca. In ogni caso, sappiamo che si sfogherà su di qualcuno di noi. Più probabilmente, su ciascuno di noi.
E' come la ruota della fortuna. A chi tocca oggi?
Gira, gira, gira.
Gira, gira, gira.
Un'ultima tacchetta, e... eccolo.

Parte col primo della lista. Lo incalza con una lista confusa di comande. Non finisce l'ultima frase che già si para di fronte a me a gambe larghe. Non dice nulla. Passano attimi di silenzio. So che vuole farmi capire che sta pensando. Lui sa che io lo so. Io so che lui sa che lo so. Faccio comunque finta di non cagarlo. Dopo due minuti buoni, alzo lentamente la testa e gli dico: "hai bisogno?". Mi rifila un paio di cazzate. Mi annuncia che ci sarà un grosso lavoro da fare, presto presto, tieniti pronta. Non mi scompongo. Quando sarà lo faremo. Ripiego la testa con sottomissione Zen. Penso a Gandhi e mi faccio forza. Lui arriccia il naso e si dirige verso l'ultima. Punta il dito, fa l'arrogante. Chiede "Come siamo messi con..." Neanche fossimo in borsa. ("Come vanno le azioni Canistracci Oil? Male! Insistere! Vendere, vendere, per carità di Dio!!"). Bontà sua, l'ultima vittima è lenta nel rispondere. Grazie a Dio lui si stufa e sparisce. Si respira. Se accade che qualcuno ha la necessità di domandargli qualcosa, si premura di usare la stessa cortesia che noi usiamo verso di lui, e sincronizza perfettamente i tempi della sua risposta sui passi che lo separano dall'uscio, in modo da pronunciare le ultime parole sulla soglia, anzi nel corridoio, sì che restino incomprensibili. Nessuna replica ammessa, nessuna informazione fornita. Il tesoro del sapere resta sotto le sue unghie di rapace spiumato.

Più tardi, mi giungono lamentele dal piano di sopra. E' arrivato anche lì. Evidentemente, con noi non è riuscito a sfogarsi abbastanza i nervi. Ha qualcosa quell'uomo, ha qualcosa che trattiene. Ho saputo che al piano di sopra ha fatto l'interrogazione a sorpresa. Ovviamente, nessuno ha saputo rispondere (asini!) Lui, celando becchina soddisfazione, ha borbottato qualcosa del tipo "tutto ciò è molto grave", e se ne è andato mostrando la gobba.

Non so quanto potrà andare avanti così. Voglio dire, noi siamo abituati, l'oppressione è una zanzara fastidiosa. La scacci, lei ti punge, ci fai una crocetta sopra e ti imponi di non sentire il fastidio, l'impotenza. Poi passa, finché di nuovo non ti ronza nell'orecchio. Altra manata, e la vita continua.
Ma lui: a volte mi domando se un giorno non piomberà qui cogli occhi fuori dalle orbite e la maglia al rovescio brandendo un'ascia per farci fuori tutti quanti. Forse no. Forse il suo compito è semplicemente darci il tormento ogni giorno che Dio manda in terra a ritmo del suo dannato ciclo mestruale.

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Di Tengi |

3 Commenti:

  Alle 12:42 PM Blogger Brian ha fatto una pausa per dire:
Rido veramente tanto...mi stanno prendendo per scemo in ufficio...

Baci
Brian
  Alle 3:05 PM Anonymous Ulanbatar ha fatto una pausa per dire:
le mitiche azioni canistracci oil!!!

however, io avevo un "capo" che era molto molto simile al personaggio che hai descritto. ogno due ore mi piombava in stanza con la sua forma bovina e sbraitava "come sei messo con...". poi mi son licenziato, ma quando ripenso a quiei momenti, ecco, vorrei tornare indietro per avere il coraggio al diecimillesimo "come sei messo" di alzarmi dalla mia scrivania e dargi un gran pugno sul naso.

sì, lo ammetto. forse covo ancora un pochino di rancore
  Alle 4:55 PM Anonymous Annalisa ha fatto una pausa per dire:
E se il corvo è un collega? e se c'è anche una corva? Ce si fa?
(io alla Santa Pazienza ho comprato una settima di reggipetto ma non basta ancora, tra un po' scoppia, e di Gandhi non ne vuole più sapere, dice che le prudono le mani)