giovedì 7 febbraio 2008

Ancora su "Into the Wild"

La rubrica su “Into the wild” ha stimolato il dibattito tra i lettori di Mentelocale, tanto che sono fioccate in redazione lettere aperte, appunti, pensieri, commenti, tra cui quello di Demis Biscaro, pubblicato qui dal buon Giorgio Viaro.

Dopo averlo letto devo dire che Demis ha le idee ben chiare: conosce a memoria il significato di responsabilità, declina perfettamente il senso della vita nel confronto con gli altri, sottolinea la necessità del passaggio dalla giovinezza all’età adulta con una sicurezza tale che sembra abbia vissuto duecento anni. Dico, a trovarne di persone così.

Dopo il suo pezzo mi ha preso una tristezza infinita.
Passato qualche minuto, mi sono girate le palle.

Perché mi è parso chiaro come col suo commento al film cerchi pacatamente (ma sotto sotto il sangue ribolle, eccome!) di evangelizzare il lettore.
(Mi chiedo da dove provenga l'istinto moralizzatore che pervade il pezzo. Come può una storia lontana nel tempo e nello spazio, per di più romanzata, scuotere così la coscienza di un cittadino italiano nell'anno di grazia 2008 da stimolarlo a comporre nero su bianco introduzione-tesi-conclusione del tema dal titolo: “Vita: tips and tricks”?)
Il pezzo clou, che quasi risparmia di leggere il resto, sta alla del primo capoverso: "[il personaggio del film] è in fuga da qualsiasi forma di responsabilità". Bingo.
Caro Demis, di quali responsabilità parli? Perché mi sembra che il film sia di una coerenza spaventosa, per quanto riguarda l'assumersi responsabilità e conseguenze delle proprie azioni. Quali sono le responsabilità che non vedi tratteggiate e nelle quali vorresti specchiarti? Quali sono le responsabilità che dovrebbe avere un ragazzo di 22 anni? Parliamone.
(E comunque non riesco a non interrogarmi sulla spinta apostolica di coloro che sempre esigono di riconoscere un senso di responsabilità dichiarato e manifesto negli altri.)
Di più, Demis calca la mano sulla responsabilità come confronto con gli altri, come costruzione di rapporti umani duraturi. Non giustifica l’allontanamento dalle persone. Non c’è possibilità di cedimento, non c’è margine di errore per lui (i genitori sono quelli e te li cucchi. Se non ce la fai, colpa tua).
Sul finale del pezzo, l’Apocalisse. Demis legge in questo film un "monito tremendo" per le nuove generazioni (quasi avesse scorto, tra i titolo di coda, il disclaimer: “le immagini che avete visto possono creare rapimento e fascinazione. Attenzione, non provate a farlo da soli a casa!”)
Ma tremendo di che? Tremenda è l’angoscia sottile che ti prende tornato a casa. Il coraggio sta nel darsi una risposta. La coerenza e la responsabilità (verso se stessi, certo!!! Verso chi altro sennò?) è non far finta di dimenticare la risposta che ci si è dati.

Il “tremendo monito” a mio parere sta piuttosto nel dogmatico verbo che tuona secondo coerenza e rigore incrollabili e che, se non fosse così fastidiosamente dispensato da Demis dall’alto di un pulpito, potrei persino arrivare ad ammirare.
Magari un giorno un cui sono in buona, ecco.

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Di Tengi |

7 Commenti:

  Alle 7:49 AM Anonymous Annalisa ha fatto una pausa per dire:
[attenzione: contiene parti di trama che uno potrebbe non volere conoscere]

Io il film non l'ho visto, ma vorrei metterti qui la seconda mail che mi ha scritto un amico, meno dogmatico di Demis B., ma comunque deluso dal film:

"cercavo di capire perchè il film è piaciuto; credo che molti siano rimasti entusiasti del film per il messaggio che non si sa bene quale è cerca la tua strada in solitudine? non fa' cazzate che fai la fine sua?
Non so bene

Alla fine, però, la nota comune è che Supertramp è fico, intelligente, simpatico, pieno di vita, si lascia dietro una vita di merda per inseguire la libertà.
E' un po' quello che vorrebbero fare tutti, in fondo, più o meno.

Io in questo sono controcorrente,
nel senso che pur essendo lui fico
alla fine la storia mi fa incazzare, mi lascia male;
per me Supertramp ha buttato la vita nel cesso, né più e né meno che se si fosse fatto una dose,
anche se la dose era fatta per allargare l'aria della conoscenza.

Se uno ha una tensione di un certo tipo credo ci siano mille modi migliori per sfogarla; non credo che la ricerca di sè stessi debba passare per forza dal magic bus in Alaska.
O no?"
  Alle 10:10 AM Anonymous Domiziano Galia ha fatto una pausa per dire:
Neppure io ho visto il film, per quanto ne abbia letto e mi sia stato riferito.

E alla fine del discorso non son poi così sicuro che sia un film, una storia insomma, che debba far riflettere.

Certo, il tema della fuga/cambiamento prima o poi ci tocca tutti, per quanto in modi molto diversi per ognuno e tra loro. Leggiadramente, drammaticamente, positivamente, negativamente. Perché è semplicemente parte della nostra natura cambiare e voler cambiare.

E alla fine non c'è un modo giusto o più giusto, per tutti. Si può parlare di quale sia il più giusto per sé, per te.

Per cui, alla fine, forse dovremmo prendere questa storia per quello che è: una storia, senza dover per forza trarne una lezione universale.

Anche perché, per quanto ci possano raccontare, che ne sappiamo noi davvero di MaCandless? L'unico che sapeva - e qui ci metto un FORSE grande come una casa - era solo lui.

E' partito per insofferenza, per svago, per curiosità? E se insofferente, perché c'era una sofferenza procurata o era lui insofferente a priori. E l'insofferenza a priori è una colpa?

Certo che, nel complesso, è una storia a cui probabilmente non avrei dato tutto questo risalto. Non un libro, figurarsi un film.
  Alle 2:42 PM Anonymous Adriano ha fatto una pausa per dire:
mi trovo in pieno accordo con demis, mi sembra che la sua sia un'analisi lucida e motivata. non la trovo per niente moralistica...
la verità è che il suo discorso non va considerato come un giudizio divino e condannatore, semplicemente come una giusta riflessione su una incredibile avventura, che nulla ha da spartire con i grandi Magellano, Robinson Crusoe, Marco Polo e Ulisse, animati da sete di vera conoscenza.

"fatti non foste a viver come bruti..." diceva il Sommo poeta!

il povero supertramp un po' bruto ci diventa invece...BACI
  Alle 5:29 PM Anonymous Giorgio Viaro ha fatto una pausa per dire:
Cribbio, ma qualcuno d'accordo con la Tengi ci sarà pure...
Guardate che mi si deprime e poi la rubrica ne risente (e a me che sono un cinico interssa solo questo ovviamente).
  Alle 10:46 PM Anonymous Demis ha fatto una pausa per dire:
Ciao Tengi,
complimenti per il tuo blog!
Il link me l’ha passato Giorgio Viaro. Ti ringrazio per aver ricavato uno spazio all’interno del tuo mondo virtuale per replicare al mio intervento su Mentelocale, non ritenevo il mio pezzo degno di tanta attenzione.
Ho capito che il tono con cui ho espresso il mio punto di vista sul protagonista del film non ti è tanto piaciuto e su questo non posso farci nulla.
Tuttavia non mi ritrovo nella definizione di “dogmatico”. Nel formulare la mia opinione ho filtrato la storia di Christopher attraverso la lente delle mie convinzioni personali maturate nel corso di ben 226 anni di vita (ebbene sí, mi hai scoperto: sono un bicentenario!) tuttavia mi sono dato la briga di motivarle nel modo che ritenevo piú oggettivo possibile facendo riferimenti puntuali ai fatti presentati nel film.
Forse sono stato categorico, ma dogmatico non direi proprio.

Immagino che anche tu nel tuo breve intervento avrai attinto alla tua sensibilità personale e alle tue esperienze per dare un giudizio sul film. Credo sia inevitabile.
Prendiamo ad esempio le prima frase
“La storia di un ragazzo di 22 anni che mostra tutto e solo ciò che può essere chiamato vita”. Wow (si legge “uau”).
Caspita. Dal punto di vista strettamente logico qui affermi che condizione necessaria e sufficiente per essere vivi è fare ciò che ha fatto Christopher negli ultimi due anni della sua permanenza su questa terra (gli unici, stando alla tua frase, in cui lui abbia vissuto veramente). Mica bruscolini.
Passiamo alla seconda.
“Immagini, parole e musiche che sottendono un umanesimo solido come un roccia e invitano a l'unica ideologia possibile.” Rewow. (si legge “riuau”).
Ammetto che la frase non mi è del tutto chiara perché immagini e musiche non sono di Christopher e se per parole intendi i testi delle canzoni mi sa che neanche quelli le ha scritte lui, anche se il suo diario può averle ispirate. Il fatto è che ogni volta che rileggo questa espressione ho l’immagine di Erasmo da Rotterdam che mi si stampiglia sulla retina e quindi l’umanesimo solido come una roccia proprio non lo vedo.

Comunque anche solo queste due affermazioni sono talmente impegnative che non possono che derivare da un retroterra di esperienze e di vita talmente personale che non può essere discusso e va accettato cosí come sta. Anche da me che non le condivido.
Ciò che ha generato in me una tristezza infinita e che, dopo pochi minuti, mi ha fatto girare le palle (hai visto che, in fondo in fondo, qualcosa in comune ce l’abbiamo?) è che non ti sei presa neppure il minimo disturbo per sostenerle con uno straccio di argomentazione. È innegabile che lo spazio che avevi a disposizione era davvero esiguo ma è altrettanto innegabile che risparmiando qualche frase elegiaco-apologetica e inserendo qualche concreto riferimento alla pellicola quei macigni concettuali che hai scagliato contro i lettori avrebbero avuto un po’ piú di concretezza e di senso (l’intervento di Viaro a questo proposito è un gioiellino di sintesi e organicità e, pur non condividendolo in pieno, lo trovo ammirevole).

Ecco, questo è quello che io chiamerei dogmatismo.

Inoltre da questa tua replica mi attendevo una critica alle mie tesi che passasse attraverso il tentativo di demolizione delle argomentazioni che ho addotto per sostenerle. Invece tu te la sei presa esclusivamente col tono del mio intervento e con le mie idee personali. Il che va benissimo, solo che pensavo che l’oggetto della questione non fosse “Vita e opinioni di Demis Biscaro, gentiluomo bicentenario” ma il nostro punto di vista sul senso delle azioni di Christopher.
Tra l’altro non ho ben capito tutti quei discorsi sull’”evangelizzazione”, “la spinta apostolica” e l’”Apocalisse”, certo è che qualche problema con la religione ce l’hai ma, voglio dire, chi non ce l’ha coi tempi che corrono?

Dal momento quindi che anche in questo tuo intervento non trovo una sola argomentazione riguardante il film, non ho altro da dire se non ripetere che le mie considerazioni rimangono quelle esposte su Mentelocale.

Se si tratta invece di discutere delle mie idee personali e dei miei pregiudizi su responsabilità, ecc. (sai che noia?!) naturalmente sono disponibile ma è tutta un’altra questione.

Grazie ancora per lo spazio e l’attenzione che mi hai dedicato e buona notte.

Demis
  Alle 10:25 AM Blogger Marci ha fatto una pausa per dire:
"La felicità non è reale se non è condivisa". E' forse questo il messaggio su cui riflettere.
  Alle 11:16 PM Anonymous Anonimo ha fatto una pausa per dire:
Scorrevole e condivisibile il commento di Demis... la fuga puo' essere affascinante ma ha milleuno incoerenze, problemi, difetti e ingenuità, che plausibilmente vanno sottolineati e non ammirati.
Julie