lunedì 14 gennaio 2008

Les invisibles

Leggevo avidamente da Squonk una interessante riflessione in merito al reportage di Ezio Mauro (leggetelo se potete), riflessione che focalizza l'attenzione sul moderno concetto di "invisibilità": invisibilità sul lavoro, invisibilità nella società.
Siamo in fondo tutti degli invisibili? Pensiamoci un momento.
"Di quante persone, voi inclusi, potreste definire con una qualche precisione non dico il ruolo sociale, ma il lavoro?".
Dopo questa domanda penso che potrei serenamente chiudere il blog e tornarmene da dove sono venuta.
Questa domanda - che prima o poi doveva arrivare, e grazie e dio è arrivata, il che significa che non sono pazza - mi riporta direttamente all'inizio di questa avventura e chiude il cerchio, alimentando la convinzione che ha impregnato queste pagine per oltre un anno.
Sono davvero questi i lavori moderni? Le mansioni sepolte in mezzo agli interminabili strati delle rigide gerarchie aziendali, o ingabbiate nel bel mezzo della matrice aziendale, se di matrice si tratta - non cambia poi molto, in fondo - ? Le professionalità del tutto invisibili al mondo esterno, e percepibili solo da chi viene subito prima o subito dopo di noi nella struttura piramidale, o di fronte alla scrivania, o seduto accanto in mensa?
Sono questi i mestieri di oggi?
I mestieri che non arrivano alla gente comune, all'uomo della strada. Lavori non dico intangibili, (che io al limite potrei pure fabbricare idee), ma che per spiegarli non basta mai e dico mai una frase sola. Ci vuole sempre una perifrasi: io sono quello che va dal cliente e/io sono quello che prende i dati e/io sono quello che quando c'è un problema/io sono quello che quando chiamano io estraggo un report fatto così e cosà.
Mai, non basta mai una frase. E allora si taglia corto, tra l'imbarazzato e l'orgoglioso: io controllo, io gestisco, me consulente. Figura tecnico-commerciale. Service Support. Customer Satisfaction.
Ognuno con la sua sigletta in inglese, il suo acronimo-pecetta, ognuno con la sua bella coccardina da ricamarsi sulla camicia.
Noi, che non siamo né "arte", né "mestiere".
Noi e i nostri lavori senza corporazione.
Siamo indescrivibili. Siamo inafferrabili.
Eppure, si lavora. Giorno dopo giorno. Si riempiono file excel, si fanno conti, si scrivono documenti, si mandano mail. Strano ma vero: le giornate scorrono lavorando: a volte volano, addirittura.
L'idea del blog mi è venuta un giorno quando, in vena di cazzate, e stremata dal fatto che io stessa non capivo che diavolo di lavoro facessi, scrissi ad una amica: "L'uomo è nato o per dipingere quadri o per zappare la terra, con uguale dignità e rispetto, secondo la propria inclinazione, poetica o prosaica. Tutto il resto, è contronatura."
E oggi con quella domanda sono tornata al punto di partenza.
Io sono questo, io faccio questo.
Chi ormai può concedersi il lusso di un complemento oggetto senza fronzoli e farne il proprio stendardo di corporazione?
Sarà che noialtri "siamo nel bel mezzo di un cambiamento, e non lo comprendiamo", fatto sta che, ragazzi miei, da queste parti è una continua sorpresa.
La sorpresa di non trovar le parole di fronte alla domanda più banale. La sorpresa di non poter spiegare sé stessi agli altri - in fondo è di questo che si tratta - in una frase.
E allora siamo intangibili, siamo invisibili.
E, con nostra buona pace, siamo intercambiabili come lo sono le calotte di capelli sugli omini Playmobil.

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Di Tengi |

14 Commenti:

  Alle 7:54 AM Anonymous Squonk ha fatto una pausa per dire:
Io le ho già detto, eh.
  Alle 9:05 AM Blogger S.B. ha fatto una pausa per dire:
Il mondo è un po' più complicato di quello di una volta ..
  Alle 12:45 PM Blogger Ginevra ha fatto una pausa per dire:
in effetti... di solito io mi definisco con "io sono quella che se provi ad attivarti una promozione sul telefonino e non ci riesci... probabilmente è colpa mia"
  Alle 2:12 PM Blogger Brian ha fatto una pausa per dire:
Nella mia classifica questo è il miglior post scritto da Tengi......

Complimenti!!!
Baci
Brian
  Alle 3:32 PM Blogger MOZ ha fatto una pausa per dire:
Brian mi ha tolto le parole di boc... tastiera.
Brava.
Adesso vado a leggere l'articolo di Ezio Mauro.
  Alle 3:46 PM Anonymous Annalisa ha fatto una pausa per dire:
In mezzo a tutti i casini, e le giustifiche, e i prescrutini, e i pacconi di compiti da correggere, e i registri da compilare, mi hai fatto sentire meglio: io sono un'insegnante (nome del predicato), io faccio lezione (complemento oggetto).
Voilà.
Mi hai fatto sentire reale e tangibile.
:-)
  Alle 3:46 PM Blogger MOZ ha fatto una pausa per dire:
L'articolo fa venire la pelle d'oca e le lacrime agli occhi.
  Alle 4:29 PM Blogger Brian ha fatto una pausa per dire:
Ho letto l'articolo di Mauro...mi sono soffermato a pensare sul fatto che ai funerali di questi sfortunati si sono presentati soltanto coloro che lavorando in fabbrica capiscono cosa questo significhi....

Ho subito fatto un veloce paragone con gli Agnelli (stessa città!!!) dove tra calciatori e personalità sembrava il festival di Sanremo..oppure ai funerali di Pavarotti...ma in effetti pensandoci sono soltanto bruciati dei ragazzi......in fonodo erano solo operai che non portavano in giro per il mondo il nome dell'Italia!!!!!

Baci
Brian

P.s.:scusate se vi ho tediato con una riflessione un pò fuori tema rispetto al post di tengi.
  Alle 8:18 AM Anonymous ge ha fatto una pausa per dire:
sul lavoro che svolgo mi interrogo anch'io. su quanto sia conreto, reale, distinto.
sul fatto che fino a qualche anno fa non esisteva.
sul fatto che non produco cibo, non aggiusto vite, non cambio qualcosa...

ge
www.ge.milano.it
  Alle 1:21 PM Blogger majorTom ha fatto una pausa per dire:
Ovazione.
E basta.
Aggiungo che molti di noi, i "lavori veri" li fanno come hobby.
Zappare l'orto, dipingere, suonicchiare alla cazzo, cercare di riparare la lavattrice per non spendere troppo.
Come disse il Ginaccio Bartali...
  Alle 1:21 PM Blogger majorTom ha fatto una pausa per dire:
La "lavattrice" ovviamente non è quella cosa che lava a teatro.
  Alle 6:05 PM Anonymous paolorav (GE) ha fatto una pausa per dire:
Il fatto che non esista una definizione unica per il nostro ruolo lavorativo non significa che siamo invisibili. Abbiamo mansioni complesse che il dizionario italiano non ha ancora incasellato. Abbiamo compiti nuovi perchè il mondo del lavoro è più veloce dell'Accademia della Crusca. Gli inglesi provano a stare al passo con gli idiomi ma mi fanno ridere. Personalmente preferisco una incerta perifrasi che un incerto suono anglofono che ci rende, più che invisibili, dei montati.
  Alle 7:48 AM Anonymous Anonimo ha fatto una pausa per dire:
quello che stavo cercando, grazie
  Alle 7:50 AM Anonymous Anonimo ha fatto una pausa per dire:
imparato molto